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«Ecco perché Expo rimarrà un modello per le smart city»

La manifestazione milanese è un palcoscenico mondiale anche per i temi del digitale, e lascerà in eredità principi cruciali come la capacità di creare un ecosistema di soluzioni verticali multivendor, di offrire modelli di business sostenibili a investitori privati, di integrarsi nel territorio con progetti replicabili. «Abbiamo ragionato partendo non da un punto di vista tecnologico, ma di esperienze che emergono e rimangono», dice Guido Arnone, Direttore Technological Innovation & Digital

Guido Arnone, Direttore Technological Innovation & Digital di Expo 2015Expo 2015 è un palcoscenico mondiale per l’Italia in questo periodo, e in particolare lo è per i temi del digitale, sia nel sito espositivo sia per i contenuti che propone. Come ha lavorato Expo 2015 SpA, con i suoi partner, per dare sostanza a questa grande opportunità? Una risposta l’ha data Guido Arnone, Direttore Technological Innovation & Digital della società, al convegno di presentazione dell’Osservatorio Internet of Things 2014-15 del Politecnico di Milano.

«Prima di tutto Expo lascia in eredità un modello di riferimento per il concetto di ecosistema - ha spiegato Arnone -. Di fatto Expo e la Smart City Expo nascono dalla collaborazione e integrazione di tante soluzioni verticali messe a sistema, come lo Smart Metering, la rete di fibra ottica, la sensoristica della sicurezza».

Legato a questo è il tema del reperimento delle risorse: «Expo partiva da una posizione agevolata per la presenza di finanziamenti pubblici e la previsione di 20 milioni di visitatori. La Smart City Expo però è stata interamente coperta da finanziamenti privati. I partner e gli sponsor hanno deciso di credere e investire nel progetto. La cosa decisiva non è l’investimento pubblico diretto nella creazione di Smart city e in soluzioni digitali: è come creare condizioni per cui i privati trovino conveniente investire in queste iniziative, in termini di nuovi modelli di business e ritorni».

Arnone Smart City Expo

Il terzo aspetto di riflessione è progettuale: «Abbiamo cercato di ragionare non da un punto divista tecnologico, ma da un punto di vista di esperienze che emergono e rimangono». L’obiettivo per la Smart City Expo, continua Arnone, è stato di sviluppare soluzioni tecnologiche non fini a se stesse, ma “di esperienza”, sia dal punto di vista dell’operatore, che sperimenta modalità di controllo e scelte operative, sia da quello del visitatore, la cui esperienza di visita è determinata dal confluire di molte soluzioni su pc, smartphone, e device nel sito espositivo.

«Ricordiamoci che questo è il primo Expo in cui gran parte dei visitatori avrà uno smartphone, e quindi la possibilità di essere utenti, ma anche contributori, perché lo smartphone è strumento d’accesso, collettore di dati tramite i suoi sensori, e quindi elemento d’interazione con il mondo Internet of  Things».

L’ultimo concetto riguarda il lungo termine: «La Smart city di Expo nasce per il sito espositivo, ma a fine evento rimane: deve integrarsi con il territorio ed essere replicabile, e da qui è nata una serie di iniziative». Arnone cita per esempio Extended Expo, lanciata da Telecom Italia (con la stessa Expo 2015 SpA), che propone ai partner che hanno lavorato per Expo di valorizzare le competenze e soluzioni maturate nel progetto Expo trasformandole in parti integranti della loro offerta per imprese e cittadini: «Un discorso che nasce in ambito italiano, ma si può replicare anche in ambito internazionale».

Un altro progetto che invece ha da subito un respiro internazionale è l’E015, «che nasce per Expo, che è uno dei contributori, col coordinamento del Cefriel-Politecnico di Milano, ed è un sistema di condivisione di servizi che rispecchia molto bene il concetto di integrazione con il territorio». I servizi riguardano ovviamente Expo 2015, e poi Infomobilità, Itinerari, Ricettività e Ristorazione, Smart City. «Per esempio per l’infomobilità c’è una partedi collezione di dati - sono stati integrati tutti gli operatori interessati dell’area di Milano – su cui si basano dei servizi che vengono condivisi per creare degli applicativi. Insomma E015 è un modello a tre livelli: dati rilevati dall’IoT, su cui si costruiscono servizi, che a loro volta abilitano applicativi messi a disposizione del territorio».

L’interesse di Dubai 2020

Insomma, conclude Arnone, «abbiamo lavorato su modelli che possano essere replicabili, a Milano, in Italia, e all’estero. Siamo per esempio in contatto con l’organizzazione di Expo Dubai 2020, che è interessata a vari aspetti della nostra esperienza». Uno è l’ambito delle sponsorizzazioni: «Abbiamo raccolto più di 360 milioni di euro tra partner e sponsor, e di questi 200 sono stati investiti in progetti tecnologici, molti afferenti alla Smart City».

Un altro è la stessa Smart City in chiave IoT. «Dubai sta studiando attentamente il nostro approccio progettuale alla Smart City e all’infrastruttura tecnologica a supporto dell’evento, cose sulle quali stanno già iniziando a muoversi concretamente per il 2020, dati i tempi necessari».

 

 

Tutti i tasselli della “cittadella digitale” Expo

Expo come sito “all digital” e Smart City nasce dall’integrazione delle tecnologie di molti operatori, tra cui spiccano gli Official Global Partner. Cominciando dalla sicurezza, Selex ES, società di Finmeccanica, ha predisposto un sistema di controllo con oltre 1500 telecamereanti-intrusione, 200 punti di controllo con tecnologia biometrica e circa 15mila sensori per il controllo della rete. L’aspetto energetico è a cura di Enel, che ha installato nell’intera area una “smart grid” per la gestione delle rete elettrica e il controllo dei consumi (Smart Metering), ma anche un sistema di illuminazione pubblica smart. L’hardware per diffondere i contenuti multimediali nella cittadella è firmato Samsung, e comprende un videowall curvo di 30x10 metri composto da 460 grandi schermi, 100 totem interattivi, e circa 20 e-wall in grado di interagire con i device mobili.

TIM invece ha realizzato la copertura del sito espositivo con reti a banda ultralarga fissa e mobile, posando 300 km di fibra ottica, e sei stazioni radio macro e 12 micro per laconnettività 4G Lte: un network che secondo il bilancio dei primi giorni di Expo sostiene una media di 95 mila chiamate e 530 Gbyte di traffico dati. Complementare il contributo di Cisco, IP Networks and Solutions Partner di Expo 2015, che gestisce le infrastrutture sia via cavo, sia Mobile, sia wi-fi (con 2700 punti di accesso) per la connettività di base, oltre ai sistemi di sicurezza e controllo per l’accesso alla Rete. A mettere in relazione il tutto c’è la Service Delivery Platform studiata da Accenture, il ‘sistema nervoso’ dell’Esposizione Universale: durante il semestre gestirà oltre 2,5 milioni di transazioni e 7,5 milioni di notifiche al giorno.

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